Benvenuti nel sito della Croce Verde Intemelia Ventimiglia

    

 

  ORGANIGRAMMA DEL
CONSIGLIO DIRETTIVO
2013 - 2016 

 
Presidente: Cosco Luciano;
Vice Presidenti: Urso Stefano e Rodini Michele;
Segretario di Presidenza: Favaloro Franco;
Cerimoniere: Balbo Roberto;
Direttore dei Servizi: Pallanca Davide;
Consigliere: Gattuso Andrea
 
Revisori dei conti:
Presidente: Piottoli Manuela
Consigliere: Pallanca Sergio
Consigliere: Zumbo Vincenzo
 
Collegio dei probiviri:
Presidente: Sisto Valentina
Consigliere: Fresca Fantoni Ernesto
Consigliere: Surace Luigi
 
Deleghe esterne:
Direttore Sanitario: Dott. Faraldi Claudio
Formazione: Lapini Andrea e Greco Sabrina
Vice Direttore macchine: Caruso Giovanni
Donatori di Sangue e Sede: Rubinacci Francesco e Galluccio Francesco
 
 

 

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NASCITA DELLA PUBBLICA ASSISTENZA

Siamo a Firenze e corre l'anno 1200.

Messer Pietro Luca Borsi e il capo della Cooperazione dei Facchini che gode di molta autorità e rispetto da parte degli affiliati all'associazione.

Destino vuole che, un giorno, nella piazza di S.Maria Novella, assista alla predica di Pietro da Verona, frate domenicano di notevole fama e di riconosciuto carisma.

Il religioso esercita un forte ascendente sulla folla e riesce anche ad infervorare e a convincere il Borsi, il quale da quel momento si converte alla Fede, comincia a praticare con sincerità e determinazione le sue nuove convinzioni ed il suo Credo religioso. Decide così di combattere accanitamente la bestemmia, come offesa grave e come mancanza di rispetto a Dio.

Tutti sanno che non ci sono bestemmiatori più incalliti dei Facchini, così Pietro Luca Borsi, per invogliarli o quasi per obbligarli a smettere di bestemmiare, decide di stabilire una quota fissa da pagare come multa per ogni bestemmia che viene detta.

Il denaro raccolto deve però essere devoluto per gli ammalati poveri.

I Facchini si trovano così nella necessità di dover risolvere un grosso dilemma: bestemmiare, offendere il Signore e la Madonna e rimetterci di tasca propria; oppure non bestemmiare, lasciare vuota la cassetta delle multe e venire meno al precetto di fare la carità ai bisognosi.

A risolvere questo difficile problema provvede l'abitudine alla bestem­mia che è ormai incallita e radicata nel linguaggio colorito dei Facchini fio­rentini.

Così la cassetta si riempie velocemente ogni giorno.

Con quei denari si cominciano ad acquistare Ie prime "zane" specie di gerle portate sulle spalle con le quali i Facchini iniziarono a trasportare gratuitamente gli ammalati all'ospedale.

Nasce così con la cooperazione e l'abnegazione di questi caritatevoli bestemmiatori la "Compagnia della Misericordia" col titolo di Venerabile Arciconfraternita.

Col passare del tempo i Facchini benefattori accettano adesioni alla loro Compagnia anche da persone volonterose e cominciano a ricevere sovvenzioni e lasciti da parte di molti generosi concittadini.

Come ferrea regola, gli affiliati alla Misericordia, per l'aiuto dato, non potevano ricevere nessun compenso personale se non un semplice ringra­ziamento verbale.

Avevano l'obbligo dell'anonimato e per non essere riconosciuti quando prestavano soccorso, indossavano un cappuccio nero chiamato "buffa" con due fori, attraverso i quali si intravedevano solamente gli occhi.

Era nata la PUBBLICA ASSISTENZA

Questo modo di porre e dare aiuto alIa gente si andò diffondendo pian piano con l'andare del tempo.

Anche nei nostri antenati conterranei infatti l'opera caritativa era ben impressa nel loro animo, ognuno si sentiva impegnato all'aiuto verso chi ne abbisognava.

Questo gesto di portare aiuto, non era solo limitato al momento del biso­gno fisico, ma si esternava anche con l'intervento pratico come quello della semina, della raccolta e del pascolo; per quella persona la cui famiglia soffriva stante la malattia del suo principale componente, in loro c'era quel senso di fraternità che li spingeva ad agire ed a portare aiuto a chi stava attraversando un momento difficile della vita.

Questi aiuti che socialmente interessavano la Comunità, erano costantemente attuati nella vita comune di ogni paese della nostra terra.

Questo senso di fratellanza che ci deve unire e che ci è stato tramandato, deve restare vivo in noi ,così come lo è in quelle istituzioni che sono sorte e danno il loro disinteressato aiuto nel momento del bisogno.

ANNO 1947

Nel 1947 la guerra, finita da appena due anni, aveva lasciato in Ventimiglia ancora tracce apertamente visibili del tremendo periodo tra­scorso. Quale città di frontiera, aveva subito numerosi e gravi bombarda­menti aerei e navali oltre all'invasione di truppe tedesche e francesi. La città era stata quasi completamente distrutta, anche perchè era sede di un importante nodo ferroviario e di acquartieramento di truppe.

Per tutti questi motivi, Ventimiglia è stata la città della zona Intemelia e una delle città Italiane più disastrate dall'evento bellico.
La ripresa era così molto più difficile e lunga.
La principale attivita di allora era quella edilizia, mirata alla ricostruzio­ne delle case abbattute dalle bombe, ma essendo poco il denaro, l'impresa edile non riusciva a prendere il via, il lavoro era scarso. II possibile lavoro frontaliero, che avrebbe successivamente portato ricchezza ed agiatezza negli anni sessanta, era ostacolato da rigide barriere doganali, da leggi di frontiera che imponevano minuziosi controlli e non si concedevano facilmente passaporti.

In quel tempo di bisogno estremo, per avere un lavoro onde poter sopravvivere, la necessità aveva dato vita a un fiorente mercato nero con la vicina Francia. Inoltre numerosi erano i cosiddetti "passeur" che, ben paga­ti accompagnavano clandestinamente oltre frontiera coloro che volevano emigrare.

In questo difficile periodo post-bellico, si può quindi immaginare come, tra le altre cose, fosse carente l'assistenza sanitaria; gli ospedali erano fati­scenti e insufficienti, difficile era raggiungerli in tempi brevi a causa degli scarsi mezzi di trasporto, del dissesto stradale, della difficoltosa viabilità con mezzi motorizzati.

Questa situazione creava notevoli disagi alla popolazione, specialmente per i residenti nelle zone periferiche, nelle frazioni, nei paesi limitrofi.
In zona c'era il presidio della Croce Rossa, ma era insufficiente ad una adeguata assistenza sanitaria, perchè copriva soprattutto il pronto intervento.


Fu allora che il Prof. Giovanni Dugini, membro della Croce Verde Genovese, accarezzò l'idea di fondare in Ventimiglia un'ente di Pubblica Assistenza, che fosse in grado di soccorrere e lenire Ie sofferenze umane. Lo stesso, prese contatto con l'allora Sindaco Avv. Maccario e con il Vice-Sindaco Sig. Trucchi onde poter ottenere l'appoggio dell'Amministrazione Comunale. Il Prof. Dugini, dopo avere elaborato lo Statuto Sociale, studiò anche la denominazione e lo stemma dell'ente che chiamò, intendendo accomunare oltre alIa città anche i vicini paesi, "CROCE VERDE INTEMELIA". Dopo un anno di solitario lavoro, nel 1948, l'ideatore lanciava a mezzo stampa e con manifesti murali, un appello alIa popolazione e alle autorità, onde ottenere aiuti concreti per una pronta affermazione dell'ente e di pari tempo invitava tutte le persone di buona volontà a collaborare, facendosi  Soci e Militi della Croce Verde.

Il richiamo dette immediatamente buoni frutti; i primi a raccogliere con vivo entusiasmo l'invito furono i Sigg. Guido Gambin, Angelo Giannetto, Gino Lorenzi, Luigi Magliocchetti, Primo Robotti, Luigi Rossi e Raffaele Stefanelli; questi signori formarono il Comitato promotore la cui presidenza fu assunta dal fondatore. E' doveroso ricordare che i membri del Comitato si adoperarono con ogni mezzo, affrontando sacrifici non indifferenti, siano essi stati morali che materiali per dare vita all'iniziativa, in particolare segnaliamo l'azione del Sig. Luigi Rossi che riuscì ad ottenere, dalla Croce Bianca di Savona, una lettiga a mano.                                                                     

Nel 1949, nella sala consiliare del Comune di Ventimiglia veniva ufficialmente riconosciuta la nascita dell'ente che tanto vanto avrebbe portato alla città. 

IL MILITE
II milite è la figura portante dell'Associazione.
Su di esso, sulla sua disponibilità che sulla sua capacità è basata tutta la struttura ed il funzionamento della Croce Verde Intemelia.

Nel milite si trova inoltre la volontà precisa di portare aiuto a tutti; sia egli un giovane ragazzo oppure una ragazza, sia un uomo o una donna, ogni milite è ormai maturo e fortificato dalIe comuni esperienze sopportate con abnegazione e impegno.

II milite è sempre presente a se stesso, è calmo, paziente e deve saper trasmettere al primo incontro con l'infortunato, quel senso di fiducia e sicurezza che lo tranquillizzi, facendolo sentire, anche nel dolore, a suo agio.

Ci vuole tempo per arrivare a questa maturità, ma colui che si presenta per entrare a far parte del Corpo dei Volontari, ha già insite queste capacità le quali si affinano e si consolidano nel regolare svolgimento del servizio.

E’ bello vedere i giovani militi che si raccontano le loro prime e signifi­cative esperienze, mentre il compiacente sorriso dell'anziano, lì vicino, li gratifica.

E’ gradevole ascoltare l'anziano milite che racconta episodi (anche se spesso piuttosto ingigantiti) , particolarmente gravi che gli sono accaduti.

Quando però sono in azione, il sincronismo con il quale i militi si muo­vono, l'accettazione delle disposizioni da parte del compagno più anziano, l'umanita espressa sui lora volti e Ie rassicuranti parole di conforto, agiscono da calmante sulle persone soccorse.

L'impegno che i militi assumono verso l'ente è diversificato in funzione della loro disponibilità. C'è chi fissa un turno notturno alla settimana, chi si presenta per fare un servizio di due o tre ore al mattino presto o al pome­riggio, chi è sempre presente perchè è libero da impegni scolastici o di lavoro per tutto il giorno.

Comunque c'è sempre da fare per tutti: l'ozio è bandito.
Ma il vero fulcro operativo dell'Associazione è imperniato sui sette militi titolari, dipendenti dall'ente a tutti gli effetti.

La loro presenza copre l'in­tera giornata, inoltre hanno l'impegno, a rotazione, di reperibilità per una eventuale urgenza straordinaria che si verificasse al di fuori dei normali turni.
Sono loro sette infatti che organizzano le chiamate, effettuano la normale manutenzione dei mezzi e delle attrezzature sanitarie di bordo.

Fanno anche da istruttori alle giovani leve: sono i super esperti del pronto intervento.


I FONDATORI

Ricordiamo coloro che con la loro adesione sottoscrissero l'atto di nascita della nostra associazione.

 Mario

Cappè

Luigi

Magliochetti

 Giovanni

Dugini

Natale

Pini

 Giuseppe

Fadda

Romolo

Piuma

 Guido

Gambin

Angelo

Prantoni

 Angelo

Gianninetto

Primo

Robotti

 Mario G.

Gibelli

Luigi

Rossi

 Giovanni

Ghione

Aristide

Spaggiari

 Oreste

Gorga

Raffaele

Stefanelli

 Ilo

Guerrieri

Angelo

Squarciafichi

 Luigi

Ibedone

Secondo

Squarciafichi

 Egidio

Leonarduzzi

Ubaldo

Testa

 Domenico

Lippolis

Mario

Venturino

 Luigi

Lorenzi

Carlo A.

Zaccagna

 Giovanni

Lorini

 

 


I PRESIDENTI

Alla Presidenza della C.V.I., si sono avvicendate persone che, gratuita­mente, con il loro spirito di sacrificio e con la ferma volontà di valorizzare questo Ente, hanno svolto, giorno dopo giorno, l'impegno assunto con I'accettazione dell'incarico.

Descrivere la figura di ogni Presidente è opera improbabile ed è facile cadere nel trionfalismo o nella retorica che ne altererebbero la personalità.
Ognuno si è distinto in qualcosa, secondo la propria indole.

In tutti pero c'è stato senso di abnegazione, responsabilità e continuo attaccamento alla causa abbracciata.

Hanno solamente chiesto di avere la possibilità di elargire, quando fosse necessario, il loro pronto, disinteressato e benefico intervento per consenti­re alla P.A. sotto la loro guida, di fare dei significativi passi avanti, di ingrandirsi, di migliorarsi per accrescere l'attivita e la funzionalita dell'en­te.

Sempre la cittadinanza ha risposto con affetto, aIle iniziative e agli appelli che ognuno di loro ha proposto, gratificandoli con il loro assenso.

Dalla sua fondazione ad oggi i Presidenti che si sono susseguiti sono:

 Giovanni

DUGINI

Presidente Fondatore

 Angelo

SQUARCIAFICHI

1949 - 1952

 Ugo

BIANCHI

1952 - 1957

 Angelo

SQUARCIAFICHI

1957 - 1965

 Cesare

BIAMONTI

1965 - 1967

 Don Guido

PASTOR

1967 - 1991

 Luciano

COSCO

1991

 

I BENEMERITI

In tutte le Associazioni quale che sia il loro scopo, ci sono una o più persone tra Soci e Simpatizzanti cui stà più a cuore la vita della stessa.
Abbiamo visto come nell'arco dei suoi 50'anni di vita, la Croce Verde abbia educato ad un sentimento particolare che è l'attaccamento all'ente.
Oltre a tutti coloro che abbiamo ricordato, ci sembra doveroso segnalare tra tutti i benemeriti che si sono avvicendati nel corso degli anni, anche le seguenti figure:

-La Sig.ra Vanda PlANA che nel 1989 dona all'associazione una unità immobiliare di rilevante valore.

-La Fam.REY-BELLONE che in memoria della madre dona nel 1983 l'ambulanza CITROEN 2500

-La Sig.ra Maria Sira MISERIA che nel 1995 dona l'ambulanza HYUNDAI H100.

-La Fam.LIGUSTRO che in memoria del padre dona nel 1993 l'autoemoteca ALFA SUD.

-La Fam. PASTOR che in memoria dell'indimenticabile Don Guido dona nel 1998 l'autoemoteca FIAT UNO

-Sig.ra Savoia che nel 2000 ha donato:
FIAT DUCATO in memoria di Mimmo Condello.

-La Fam. DEALESSI ha donato:
FIAT TIPO in memoria del volontario Dealessi Silvano.

-Sig.ra LAGANA' Giovanna ha donato nel 2005:
FIAT DUCATO in memoria del Marito Saverio LAGANA'

-Le Fam. Condrò Martino, Viale Irma, Condrò Marina e Balbo Robero, hanno donato nel 2007 DUE FIAT STILO  per soccorso avanzato,  in memoria del loro caro Enzo.

-Le Fam. Condrò e Balbo hanno donato un FIAT DUCATO in memoria del loro caro Condrò Martino.

-La Fam. Maccario ha donato nel 2011 un'autoemoteca Dacia Sandero in memoria del caro papà.


BENEMERITI:

Memoria Rapetti
Famiglia Lauria
Signor Viale Sergio
Signor Viale Giovanni
Signora Lagorio Dina
Signora Laganà Giovanna
Fam. Condrò e Balbo
Signor Bruzzone Gino
Signor Golzi Giancarlo
Signor Isnardi Ino
Famiglia Maccario
Buio Pesto
 

-Ed infine non ci possiamo dimenticare della Sig.ra Molinari Sofia Ved. FRANCESCOTTI che per più di 35 anni si era presa cura della biancheria in uso nei dormitori e nelle ambulanze; inoltre abile ricamatrice, rifece più volte il vessillo dell'Associazione.

Sempre presente nelle manifestazioni pro Croce Verde, contribuiva alla raccolta dei fondi con la vendita di 'Gigiole', piccoli manufatti per la casa, ricami, tutti da lei confezionati, invogliando i presenti all' acquisto nel suo tipico colorato vernacolo.