Tutti gli articoli di Franco Favaloro

COME E’ NATA LA CROCE VERDE INTEMELIA

ANNO 1947

Nel 1947 la guerra, finita da appena due anni, aveva lasciato in Ventimiglia ancora tracce apertamente visibili del tremendo periodo tra¬scorso. Quale città di frontiera, aveva subito numerosi e gravi bombarda¬menti aerei e navali oltre all’invasione di truppe tedesche e francesi. La città era stata quasi completamente distrutta, anche perchè era sede di un importante nodo ferroviario e di acquartieramento di truppe.

Per tutti questi motivi, Ventimiglia è stata la città della zona Intemelia e una delle città Italiane più disastrate dall’evento bellico.

La ripresa era così molto più difficile e lunga.

La principale attivita di allora era quella edilizia, mirata alla ricostruzione delle case abbattute dalle bombe, ma essendo poco il denaro, l’impresa edile non riusciva a prendere il via, il lavoro era scarso. II possibile lavoro frontaliero, che avrebbe successivamente portato ricchezza ed agiatezza negli anni sessanta, era ostacolato da rigide barriere doganali, da leggi di frontiera che imponevano minuziosi controlli e non si concedevano facilmente passaporti.

In quel tempo di bisogno estremo, per avere un lavoro onde poter sopravvivere, la necessità aveva dato vita a un fiorente mercato nero con la vicina Francia. Inoltre numerosi erano i cosiddetti “passeur” che, ben paga¬ti accompagnavano clandestinamente oltre frontiera coloro che volevano emigrare.

In questo difficile periodo post-bellico, si può quindi immaginare come, tra le altre cose, fosse carente l’assistenza sanitaria; gli ospedali erano fatiscenti e insufficienti, difficile era raggiungerli in tempi brevi a causa degli scarsi mezzi di trasporto, del dissesto stradale, della difficoltosa viabilità con mezzi motorizzati.

Questa situazione creava notevoli disagi alla popolazione, specialmente per i residenti nelle zone periferiche, nelle frazioni, nei paesi limitrofi.

In zona c’era il presidio della Croce Rossa, ma era insufficiente ad una adeguata assistenza sanitaria, perchè copriva soprattutto il pronto intervento.

Fu allora che il Prof. Giovanni Dugini, membro della Croce Verde Genovese, accarezzò l’idea di fondare in Ventimiglia un’ente di Pubblica Assistenza, che fosse in grado di soccorrere e lenire Ie sofferenze umane. Lo stesso, prese contatto con l’allora Sindaco Avv. Maccario e con il Vice-Sindaco Sig. Trucchi onde poter ottenere l’appoggio dell’Amministrazione Comunale.  Il Prof. Dugini, dopo avere elaborato lo Statuto Sociale,  studiò anche la denominazione e lo stemma dell’ente che chiamò, intendendo accomunare oltre alIa città anche i vicini paesi, “CROCE VERDE INTEMELIA”.  Dopo un anno di solitario lavoro, nel 1948, l’ideatore lanciava a mezzo stampa e con manifesti murali, un appello alIa popolazione e alle autorità, onde ottenere aiuti concreti per una pronta affermazione dell’ente e di pari tempo invitava tutte le persone di buona volontà a collaborare, facendosi  Soci e Militi della Croce Verde. Il richiamo dette immediatamente buoni frutti; i primi a raccogliere con vivo entusiasmo l’invito furono i Sigg. Guido Gambin, Angelo Giannetto, Gino Lorenzi, Luigi Magliocchetti, Primo Robotti, Luigi Rossi e Raffaele Stefanelli; questi signori formarono il Comitato promotore la cui presidenza fu assunta dal fondatore. E’ doveroso ricordare che i membri del Comitato si adoperarono con ogni mezzo, affrontando sacrifici non indifferenti, siano essi stati morali che materiali per dare vita all’iniziativa, in particolare segnaliamo l’azione del Sig. Luigi Rossi che riuscì ad ottenere, dalla Croce Bianca di Savona, una lettiga a mano. Nel 1949, nella sala consiliare del Comune di Ventimiglia veniva ufficialmente riconosciuta la nascita dell’ente che tanto vanto avrebbe portato alla città.

COME E PERCHE’ E’ NATA LA PUBBLICA ASSISTENZA

NASCITA DELLA PUBBLICA ASSISTENZA

Siamo a Firenze e corre l’anno 1200.

Messer Pietro Luca Borsi e il capo della Cooperazione dei Facchini che gode di molta autorità e rispetto da parte degli affiliati all’associazione. Destino vuole che, un giorno, nella piazza di S.Maria Novella, assista alla predica di Pietro da Verona, frate domenicano di notevole fama e di riconosciuto carisma. Il religioso esercita un forte ascendente sulla folla e riesce anche ad infervorare e a convincere il Borsi, il quale da quel momento si converte alla Fede, comincia a praticare con sincerità e determinazione le sue nuove convinzioni ed il suo Credo religioso. Decide così di combattere accanitamente la bestemmia, come offesa grave e come mancanza di rispetto a Dio. Tutti sanno che non ci sono bestemmiatori più incalliti dei Facchini, così Pietro Luca Borsi, per invogliarli o quasi per obbligarli a smettere di bestemmiare, decide di stabilire una quota fissa da pagare come multa per ogni bestemmia che viene detta. Il denaro raccolto deve però essere devoluto per gli ammalati poveri. I Facchini si trovano così nella necessità di dover risolvere un grosso dilemma: bestemmiare, offendere il Signore e la Madonna e rimetterci di tasca propria; oppure non bestemmiare, lasciare vuota la cassetta delle multe e venire meno al precetto di fare la carità ai bisognosi. A risolvere questo difficile problema provvede l’abitudine alla bestemmia che è ormai incallita e radicata nel linguaggio colorito dei Facchini fiorentini. Così la cassetta si riempie velocemente ogni giorno. Con quei denari si cominciano ad acquistare Ie prime “zane” specie di gerle portate sulle spalle con le quali i Facchini iniziarono a trasportare gratuitamente gli ammalati all’ospedale. Nasce così con la cooperazione e l’abnegazione di questi caritatevoli bestemmiatori la “Compagnia della Misericordia” col titolo di Venerabile Arciconfraternita. Col passare del tempo i Facchini benefattori accettano adesioni alla loro Compagnia anche da persone volonterose e cominciano a ricevere sovvenzioni e lasciti da parte di molti generosi concittadini. Come ferrea regola, gli affiliati alla Misericordia, per l’aiuto dato, non potevano ricevere nessun compenso personale se non un semplice ringra¬ziamento verbale. Avevano l’obbligo dell’anonimato e per non essere riconosciuti quando prestavano soccorso, indossavano un cappuccio nero chiamato “buffa” con due fori, attraverso i quali si intravedevano solamente gli occhi.

Era nata la PUBBLICA ASSISTENZA

Questo modo di porre e dare aiuto alIa gente si andò diffondendo pian piano con l’andare del tempo. Anche nei nostri antenati conterranei infatti l’opera caritativa era ben impressa nel loro animo, ognuno si sentiva impegnato all’aiuto verso chi ne abbisognava. Questo gesto di portare aiuto, non era solo limitato al momento del bisogno fisico, ma si esternava anche con l’intervento pratico come quello della semina, della raccolta e del pascolo; per quella persona la cui famiglia soffriva stante la malattia del suo principale componente, in loro c’era quel senso di fraternità che li spingeva ad agire ed a portare aiuto a chi stava attraversando un momento difficile della vita. Questi aiuti che socialmente interessavano la Comunità, erano costantemente attuati nella vita comune di ogni paese della nostra terra. Questo senso di fratellanza che ci deve unire e che ci è stato tramandato, deve restare vivo in noi, così come lo è in quelle istituzioni che sono sorte e danno il loro disinteressato aiuto nel momento del bisogno.

SERVIZI PROGRAMMATI

Sono i servizi con i quali mediante ambulanze opportunamente attrezzate effettuiamo il trasporto di pazienti per dialisi, visite specialistiche , ricoveri, dimissioni, terapie e altro. Questi servizi sono realizzati per la maggior parte per conto della ASL1 oppure in via privata qualora il paziente richieda direttamente il servizio dal momento che non è riconosciuto dall’ASL1
L’equipaggio tipo per ambedue le tipologie è normalmente composto da due persone adeguatamente formate per qualsiasi tipologia di trasporto.
I servizi richiesti dalla centrale operativa sono quelli per i quali il medico di base del paziente ha evidenziato la necessità del trasporto con ambulanza e sono con programmazione giornaliera eccetto per i dializzati che sono assegnati in maniera definitiva.
Per richiedere un servizio privato , perché non riconosciuto dalla normativa vigente, si può contattare uno dei nostri numeri (vedi la pagina CONTATTACI
I servizi a carattere privato sono svolti dietro un rimborso spese e/o donazioni che tengono conto dei costi vivi sostenuti.
Il servizio dovrebbe essere richiesto con qualche giorno di anticipo al fine di permettere al meglio la programmazione del mezzo più adatto e dell’equipaggio.
Il numero di servizi nell’arco del 2018 sono stati 6.485 per un totale di circa 238.115 KM.

 

SERVIZI D’EMERGENZA

Vengono realizzati in collaborazione e sotto la supervisione della centrale operativa del 118 di Imperia.
L’equipaggio tipo per la postazione di emergenza è costituito da due o tre nostri volontari/ dipendenti che hanno la certificazione BLSD ed il corso regionale 118.
Le ambulanze sono dotate di tutte le attrezzature di soccorso avanzato.
I numeri dei servizi di emergenza nel 2018 sono stati 3475 per un totale di circa 103.810 KM.